Nel rumore dei social, il silenzio è rivoluzione ��
Ho un problema ed è questo: mi sono rotto le palle dei social.
Devo aver fatto indigestione. Tipo cenone di fine anno estremo perché se in passato più volte avevo percepito avvisaglie a riguardo, sto giro ho proprio il voltastomaco.
Sono stufo marcio soprattutto del rumore e della confusione che quotidianamente viene riversata su questi canali. E di cui faccio parte anch’io sia chiaro, non voglio puntare il dito contro nessuno né mettermi su un piedistallo o giudicare chissà chi. Anch’io, mio malgrado, per il lavoro che faccio, mi sono trovato a correre su una ruota del criceto che adesso però - almeno per quanto mi riguarda - si è un po’ incrinata. Anche solo per fare questo video sto facendo una fatica smisurata.
Comunque ho individuato l’origine di questa mia repulsione in quel modello o algoritmo o sistema, che su queste piattaforme premia nella stragrande maggioranza dei casi, la quantità rispetto alla qualità. Più contenuti una persona pubblica, più cresce, più raccoglie interazioni, più funziona, più ha la possibilità di andare virale e così via. Ma questo alla lunga è un gioco al massacro: perché spinge chiunque crea contenuti, a intervenire sempre su qualunque cosa accada, il più velocemente possibile. E non importa se di quell’argomento non si conosce niente, se non si ha studiato, approfondito, verificato. Non c’è tempo per farlo e al grande pubblico non interessa, tra l’altro. È molto più importante essere sul pezzo, perché è così che si fanno i numeri e chissenefrega se quel contenuto non aggiunge nulla di utile o intelligente al dibattito, l’importante è vomitare nel più breve tempo possibile anche oggi la tua opinione, il tuo punto di vista, possibilmente divisivo o sensazionalista o comunque catalizzatore, che sia osceno o imbarazzante ormai va bene tutto, purché catturi l’attenzione.
Ecco, ora soffro di questo fenomeno, tanto più perché come detto, mi trovo nel bene o nel male ad alimentarlo e a volte mi chiedo se e come uscirne.
Informarsi su quello che succede intorno a noi e nel mondo è importante, anzi fondamentale, io ne ho fatto un lavoro e una missione, però ho l’impressione che 'sti social siano diventati in tutto e per tutto le più grandi armi di distrazione di massa mai viste nella storia dell’umanità.
La vera informazione, la cultura e la conoscenza fanno accrescere la propria consapevolezza, qui a me pare invece che stia crescendo molto di più il rincoglionimento generale, l’ignoranza, l’analfabetismo, la rabbia e l’astio che poi si trasformano in commenti colmi di veleno e odio.
Cioè non vorrei passare per il disfattista di turno però dove stiamo andando? Non abbiamo più nemmeno il tempo per chiedercelo, per riflettere, per provare a capire. Tanto meno appunto qui sui social.
Bah… lo ripeto, sta roba mi ha stonfato. Dunque nel dubbio, anche sto giro, credo che andrò controcorrente: l’algoritmo vuole di più? Io gli darò di meno. Bisogna puntare sulla quantità? Mi concentrerò sulla qualità. Tutto va sempre più veloce? Fatemi scendere, io voglio andare lento.
Concludo con un’ultimissima considerazione che però ritengo molto importante: non è obbligatorio avere sempre una posizione su tutto, né tanto meno dire la propria. A volte osservare, senza giudicare, senza schierarsi, senza aggiungere la propria voce, va bene. Anzi benissimo.
In un mondo che fa sempre più rumore, nutrire il silenzio, può essere una grande rivoluzione.
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