Oltre 100miliardi per l’Ucraina mentre l’Italia crolla ��
Maria Zakharova (portavoce del ministero degli Esteri russo) ha commentato così il crollo parziale della Torre dei Conti a Roma: "
Finché il governo italiano continuerà a spendere inutilmente i soldi dei suoi contribuenti (per l’Ucraina) l'Italia crollerà tutta, dall'economia alle torri".
E purtroppo ha ragione.
Le sanzioni alla Russia, le speculazioni sulla borsa del gas e i rincari seguiti alla guerra in Ucraina sono già costati alle casse italiane oltre
75miliardi di euro solo per contenere l’impatto del caro energia su famiglie e imprese. E questo solo fino a Gennaio 2023.
Cifra che si va a sommare ai 46 miliardi messi in campo dal
governo Draghi in tre diversi decreti aiuti e ai 9 miliardi stanziati nel primo decreto aiuti del
governo Meloni. Si tratta oltretutto di una stima per difetto, in quanto non considera i costi in termini di perdita della produttività delle imprese, di erosione dell’economia reale e del potere d’acquisto delle famiglie.
Mentre di spese belliche (considerando non solo la cessione delle armi ma anche trasporti, rimpiazzo scorte e costi accessori) la stima - sempre al ribasso - del costo complessivo dell’Italia per la guerra in Ucraina è di 2,5miliardi di euro. E la previsione di spesa per i prossimi anni, è molto più alta.
Tra spese dirette ed effetti economici indiretti abbiamo speso qualcosa come oltre 100miliardi di euro per sostenere Kiev.
Con il 50% della stessa cifra avremmo potuto costruire:
• 1.000 nuove scuole
• 1.800 nuovi asili nido
• 40 nuovi ospedali
• 1.000 nuovi parchi urbani
• 2mila complessi di edifici popolari
...ma soprattutto, con i restanti 50 miliardi di euro, si sarebbero potuti
mettere in sicurezza i centinaia di migliaia di edifici con vulnerabilità strutturale rilevante e quindi potenzialmente a rischio che ci sono in Italia.
Quando il dito indica la luna, lo stolto guarda il dito. Non siate stolti.
Prendetevela piuttosto con
i veri responsabili del declino di questo Paese... che continuano a spendere
i nostri soldi attraverso scelte politiche scellerate, tra armi, riarmi e sanzioni controproducenti.
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