avatar
Matteo Gracis
@matteogracis
24.11.2024 20:13
La normalità mi uccide, mi spegne, mi appiattisce. L’ho sempre vista e vissuta come una trappola e per questo mi sono costruito una vita che mi permettesse di evitarla il più possibile. Mi sono spesso chiesto - e continuo a farlo - come facciano le persone “normali” a vivere quelle loro vite così “normali”. Per me è veramente inconcepibile.

Mi sono sempre sentito diverso. Alieno. Strano. Disadattato. Ma me ne sono sempre sbattuto il caxxo. Anzi, sotto sotto c’ho anche goduto. Il mio mood fin da ragazzino è sempre stato “voi ridete di me perché sono diverso, io rido di voi perché siete tutti uguali” un po’ alla Kurt Cobain ma senza il suo “mal de vivre” (grazie al cielo!).

Ho un’attrazione innata per la ribellione, credo faccia proprio parte del mio DNA. Poi chiaramente con gli anni si è smussata e ha assunto forme diverse da quelle acerbe dell’adolescenza. Sotto certi aspetti si è affinata. Fottere il sistema per me è fonte di piacere, è ossigeno, mi fa sentire vivo ma soprattutto libero. Farne parte ma da outsider, conoscere le sue regole per trasgredire quelle più insensate - senza recare alcun danno ad altri esseri viventi - rifiutare i dogmi e contestare i suoi sostenitori, per me è cosa naturale. E a ben vedere a volte anche nobile.

Contemporaneamente mi sforzo - spesso ancora invano - di non giudicare gli altri per come hanno scelto di vivere la propria vita (se veramente hanno scelto), né di sentirmi migliore o superiore. Sono semplicemente strade diverse: io rispetto le altre e pretendo che la mia sia rispettata. "Vivi e lascia vivere" per me è una regola sacra, un vero e proprio mantra.
Così come cerco sempre di tenere a mente e mi ripeto in continuazione quella bellissima riflessione - attribuita a svariati autori ma senza fonte certa - che è: “Ogni persona che incontri sta combattendo una battaglia di cui non sai nulla. Sii gentile, sempre.”

Ma non c’è dubbio che fatico a comprendere chi vive nella routine, chi non esce mai dagli schemi, chi accetta in maniera succube l’esistenza che qualcun altro o “la società” ha scelto per lui. La normalità per me è noia, appiattimento, rassegnazione, prigionia, soprattutto se non la si è scelta in maniera consapevole.

Spesso mi è stato detto in maniera dispregiativa “tu non sei normale!”: senza saperlo quelle persone mi hanno fatto il miglior complimento che avrei mai potuto ricevere.
E oggi che godo (o soffro?) di un barlume di popolarità, vago in un limbo curioso tra chi mi ama e chi mi odia, chi mi applaude e chi mi fischia, chi mi elogia e chi mi disprezza. Il più delle volte, in entrambi i casi, senza avermi né mai incontrato né avendo mai avuto a che fare con me personalmente dunque avendo una conoscenza del sottoscritto estremamente superficiale ma soprattutto parziale.

A volte deludo altre sorprendo, a volte provoco altre rincuoro, a volte mordo altre accarezzo... ma qualsiasi cosa faccia, oggi come ieri, continuo a fottermene allegramente del giudizio altrui, convinto del fatto che le malelingue parlano, quelle buone danno orgasmi. ��

---

Suggerisci il mio canale ai tuoi amici e conoscenti: @matteogracis ��
161 99.7K

Обсуждение 0

Обсуждение не доступно в веб-версии. Чтобы написать комментарий, перейдите в приложение Telegram.

Обсудить в Telegram

Matteo Gracis

139.1K
Giornalista indipendente e pensatore libero

www.matteogracis.it 👈
Открыть в Telegram